Tom

Mi perdo!

Sono in grado di perdermi ovunque, negli uffici, nei supermercati… mi perdo a piedi, in macchina… riesco a perdermi il posto anche in aereo, se mi urge la toilette.

Non che mi faccia grandi problemi sia chiaro, alla fine mi ritrovo sempre.

Lo sanno tutti che l’uomo ha il senso dell’orientamento più sviluppato di quello della donna. Mica è colpa mia se, le donne, ai tempi delle caverne, lì giacevano con prole mentre, il prode Flinstone se ne andava per i dintorni a cacciare la pappa. Che ci posso fare io!

Anche nell’uomo la capacità di orientarsi sta svanendo… sarà colpa di Tom?

 

 

Un sabato, di un paio di mesi fa, mio marito torna a casa…

“Manuuuu” chiama.

“Eh?” rispondo.

“Dove sei? Ho un regalo per te!”

“Ah si?” fingo indifferenza raggiungendolo. In realtà ho il portapenne che scodinzola dalla gioia. Salterei peggio di una bambina ma, mi trattengo.

“Vuoi sapere cos’è?” chiede tenendo le mani dietro la schiena. “Chiudi gli occhi e stendi la mano”

Detesto questo giochino, mi viene di sbirciare, ma lo accontento. Allungo le mani e lui ci posa qualcosa.

“Indovina di cosa si tratta!”  dice ridendo mentre con uno dei suoi badili mi tiene chiusi gli occhi.

Inizio a palpare… è qualcosa di duro, dalla forma sconosciuta… ma non è la scatoletta di un orefice, rinuncio dopo trenta secondi.

Mi libera in modo che io possa guardare cosa tengo in mano. Eh infatti lo guardo… lo giro, lo rigiro… alzo lo sguardo deluso verso il marito che, felice come una Pasqua che poco ci manca che si mette a saltellare per l’entusiasmo…

“Cos’è?” chiedo.

“Ma è il TomTom! Così non ti perdi più!” dice lui eccitatissimo.

“Oh” rispondo sempre meno entusiasta.

“Non ti piace?”

“Ma certo che mi piace! Non potevi farmi regalo più utile!” mento spudoratamente.

“Andiamo a provarlo!” propone lui “così impari ad usarlo”

“Io?”

“L’ho regalato a te! E tuo!”

“Che culo penso…”

Me lo studio per un po’, decido che so usarlo e lo ripongo. Prima o poi servirà.

Poco dopo l’occasione si presenta. Dobbiamo accompagnare un’amica alla stazione di Chiasso.

“Manu prendi il TomTom!” il marito non si è dimenticato.

“Ah ci hai il TomTom! Anche mio marito! E’ comodissimo! Prendilo!” pure l’amica ci si mette… prendiamo sto coso!

Ecco si parte marito alla guida, io al suo fianco amica dietro.

“Metti il TomTom nell’apposito supporto!” dice marito.

“Eh si… lì va messo” amica.

Metto Tom al posto suo.

“Non lo accendi?” marito

“Eh si se non lo accendi non funziona” amica

Accendo Tom… Riaccendo Tom…

“Sarà mica scarico?” marito

“Eh per me si non si illumina! però il nostro lo usa il marito io non mi intendo” amica.

Prendo il cavetto collego il povero Tom all’accendisigari e finalmente si accende!

Tutti felici! Per tutti intendo marito e amica dietro.

Non percorriamo dieci metri che Tom inizia a parlare, a vanvera, che più che un navigatore mi ricorda il Furby.

“Dovrà caricarsi!” amica dietro.

“Si si perchè riconosce la strada da solo!” marito.

Io taccio e sorrido, quel povero Tom dovrebbe sapere dove andare, una destinazione! Penso…

“Prova a mettergli la destinazione!” marito

“Ah non gliel’hai messa? Mio marito ci mette un attimo!” amica dietro.

Lo prendo in mano ed inizio a pigiare a caso, fingendo di sapere esattamente come si imposta, tanto che ci vuole! Prima o poi, per sbaglio ci prendo!

“Perchè non me lo dai? Ci provo io!” amica dietro.

“Sì anche perchè tra poco siamo arrivati in Svizzera!” marito ironicamente.

Passo Tom dietro, lei smanetta a caso, lo sbatacchia lo dirige a destra a sinistra, vede che nulla accade e me lo ripassa.

“Siamo arrivati!” marito mentre posteggia.

Alzo lo sguardo e azzardo un “ne siamo certi?”

“Scendiii” marito e amica all’unisono.

Metto Tom in borsetta, metti che me lo fregano!

Entriamo in Stazione, lei fa il biglietto, si guardano gli orari e ci si dirige al bar. C’è tempo per bere qualcosa.

“Che prendi Manu?” amica.

“Niente cara non ho sete” rispondo sorridendo. Lei si alza e va ad ordinare una birra per mio marito e un caffè per lei.

Al tavolo arrivano: una birra. un caffè… e un limoncello.

“Questo te lo offro io!” amica “e non puoi dire di no”

Mi sposto sulla sedia, per avvicinarmi al tavolino, allungo una mano e…

“Appena possibile invertire il senso di marcia…”

La mia borsa parla! Tutti si girano…

“Fanculo Tom!” penso mentre faccio finta di niente “io il limoncello lo bevo!”

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Dal finestrino.

Quello che sorride sempre
Quello che va di fretta
Quello in pigiama
Quello che ha mal di denti e si è portato il ghiaccio legato alla guancia
Quello che, se non capisce che nel posto davanti al mio non ci sta, tra poco lo lincio … ah no è quella
Quella che tiene la borsetta come se custodisse chissà che tesoro
Quella con due borse
Questo che bussa al finestrino per una firma
Quello che è arrivato in moto ma il casco non lo leva quando scende
Quello che continua a venire a bussare al mio finestrino per sta cazzo di firma
Quello che litiga al cellulare mentre il vento gli scompiglia i capelli … tre
Quello che mi sventola la cartellina per la firma perchè bussarmi non gli basta più … ma non mi si obbliga a far nulla ciccio.
Quello che non ha capito che fa ancora caldo ma si veste da calendario
Quella che ha caldo … troppo
Quello con i calzoni mimetici e il golfino fatto all’uncinetto
Quello che si sente figuo
Quello che al mio finestrino ha deciso di viverci
Quello che sgrida la moglie ma lo sguardo di lei sa di vendetta … tremenda vendetta
Quello che non sa fare manovra e mi chiede di spostarmi, fare il giro e tornare cosi’ lui si mette dritto. Ora giace in camera mortuaria drittissimo da far invidia
Quello che non si capisce dove finisce il borsello
Quello figuo figuo che, se bussasse lui al finestrino io apro si sicuro e gli firmo anche le mutande
Quella che non si cambia da una settimana
Quelli che si spostano in branco
Quello che sembra avere un casco di banane in testa
Quello che gli ha cagato in testa un piccione
Quella che non riesce ad accendere la sigaretta perchè c’è vento, tanto vento, pero’ il cielo è blu… pero’ le posizioni che assumi cara potrebbero esser interpretate male
Quello sempre attaccato al finestrino già che ci sei pulisci il vetro poi passa la lingua su un francobollo e spedisciti lontano pliz
Quello che si sta scaccolando incazzato perchè non riesce a prenderlo ma due dita mi sembran troppe … infatti non riesce a chiuder la bocca
Quella che è entrata a fare un giro di valzer nell’armadio questa mattina per vestirsi carina
Quella con la pelliccia
Quella che ha trovato aiuto per accender la sigaretta e adesso son in due a ballar l’alligalli
Quello che se continua così il dito gli esce dagli occhi
Quella che si è messa i jeans con la gonna e gli stivali .. figuissima
Quella con la pecora in testa
Quello con le piume che passeggia sul mio cofano che se molla il ricordino lo coppo
Quello che lo vede che non ci sta più nemmeno un piccione in questo buco di parcheggio ma lui il giro lo deve fare … e mi guarda smarrito ma tanto io non mi sposto ciccio sto qui a guardare la gente.

Spettatrice di un momento della loro vita….

Accomodatevi.

Era un’estate degli anni ottanta, primo pomeriggio. Non avevo ancora vent’anni.

Vedo mamma che, dopo aver tirato a lucido il lavello e tutto ciò che può brillare in cucina, corre a mettersi in ghingheri.

“Stiamo uscendo?” Chiedo.

Mi volto e vedo papà con il gilè.

“Sì stiamo uscendo!  Dove stiamo andando?” Sperando che almeno a questo risponda qualcuno.

“Da una mia collega! Viene anche la zia Rosetta. Vestiti e non farmi fare brutta figura!” Dice mamma.

Eccola zia Rosetta che arriva, camicetta rosa e gonna in gabardine lilla. Tutta pastello insomma.

Usciamo di casa. Ero tutta eccitata una collega di mamma! Non che fossi interessata ma almeno si usciva. Per l’occasione avevo indossato il vestitino rosa mini mini. Quelli che se ti chini mostri il mappamondo.

Eccoci tutti in macchina con mamma che racconta della collega, del figlio bla bla bla… io guardo fuori dal finestrino e mi preparo al tragitto.

Dopo cinque minuti di imprecazioni di papà verso tutto quello che si muove intorno a noi, siamo arrivati.

“Scendete!” Ordina papà.

“Azz. quanta strada!” Dico io. “Venivamo a piedi almeno si prendeva una boccata d’aria!”

“La pianti?” Mi fulmina mamma mentre aiuta zia a scendere. Che poi mica era vecchia zia, non si voleva sporcare la gonna contro la portiera della macchina. Eccerto perchè papà mio ci passava il grasso intorno alle portiere una volta alla settimana!

“Ma ciao finalmente siete arrivati! Vi stavamo aspettando!” Ci accoglie la collega di mamma. “Entrate! Accomodatevi!”

Ci precede nel salotto buono. Quello che in ogni casa che si rispetti c’è. Perchè metti che arriva qualcuno un posto lindo e pulito per ricevere l’ospite ci deve essere. Anche a casa mia c’era ma, noi, ospitavamo in tutta la casa. Praticamente mamma ti lasciava camminare perchè non sapevi volare, ma, le scarpe te le toglievi fuori! Ha piovuto e l’impermeabile gocciola? Fuori! Ci avevamo l’appendiabiti fuori noi.

Il bagno non si deve sporcare metti che l’ospite deve entrarci. Tutta casa doveva essere linda e pronta ad ospitare.

Che poi quando l’ospite arrivava, mamma, lo accoglieva in cucina perchè così non si sentiva in suggestione.

“Accomodatevi! Accomodatevi!” Ripeteva la collega di mamma. la signora Rosa.

“Siediti cara, come sei diventata grande!” Mi dice prendendo una delle sedie. Avete presente quando, per non rovinare la stoffa, lasciano la plastica? Ecco! Quella plastica era vissuta. Opacizzata dagli strati di pelle di tutte le sventurate che, come me, in estate, con la minigonna, si erano sedute per poi, alzarsi di scatto.

Non potendo evitarlo accettai l’invito. Nella stanza c’era anche una poltrona. L’unica a non avere la plastica. La padrona di casa iniziò a mostrarci le trine e i merletti fatti dalle sue manine, che la ornavano. Praticamente zia si era seduta su un altare! Sprofondata tra cuscini immacolati e ricamati, zia se la godeva. Prima accavallava una gamba poi l’altra… finchè entrò il marito della collega di mamma.

“Buongiovno!” Salutò facendo il giro delle presentazioni. Il tipo aveva la evve. “Stai, stai seduta.” Mi disse. “Col piffero che mi alzo adesso!” Pensavo mentre gli tendevo la mano.

“Come sei diventata gvande!” Esclamò lui, stritolandomi una guancia. Rimasi appesa alle sue dita per un intero minuto. Bastavdo!

La conversazione iniziò e terminò con il racconto del figlio marinaio.

“Umbevto, vedessi il mio Albevto come si è fatto gvande!”

Ogni volta che il marito parlava, zia rideva e pisciava.

Era pericoloso far ridere zia a meno di non essere in bagno. Perchè zia non riusciva proprio a trattenere la pipì.

E mi bastò un suo sguardo per capire che la poltrona stava naufragando.

Iniziò uno scambio di sguardi. Il mio implorava dimmi che non è vero! Il suo scosso dalle continue risate che invece confermava la tragedia.

“Umbevto, che peccato che non vestate ancora un po’” Stavamo per andare. Tutti in piedi e zia seduta.

“Andiamo Rosa!” La chiamò mamma.

“Vieni quiiii.” Mi disse zia. “La gonna è bagnata! Stammi davanti!”

Finalmente si alzò e quel delicato color lilla era diventato viola scuro. La gonna era davanti lilla e dietro viola.

“Scusa zia, se ti sto davanti dietro ti vedono, se mi metto dietro pensano che siamo sceme!” Lei mi guardò, girò la gonna di lato, mi prese per un braccio e mi disse:

“Non ti muovere di qui!”

Due sceme uguale! Dove si muoveva una l’altra appiccicata.

I padroni di casa ebbero la brillante idea di accompagnarci alla macchina e salirci senza dare nell’occhio iniziava a diventare un miracolo. Aggiungiamo che mamma ormai qualcosa aveva fiutato, in tutti i sensi.

Appena la portiera si aprì vi lanciai dentro zia. Mi misi davanti e salutai calorosamente i padroni di casa disposta a lasciarmi appendere ancora per la guancia se necessario.

La scampai e, miracolosamente, mamma non si accorse della gonna. Sarà che zia per l’intero tragitto di cinque minuti la sventolò all’aria dei finestrini aperti…

Alcuni giorni dopo mamma tutta preoccupata parlava con papà. Stava dicendo che la collega non si faceva più viva con lei. Che fosse successo qualcosa?

Appresi che si erano appena trasferiti in quella casa. La nostra visita era stata una specie di inaugurazione!

Per questo non potevano lasciare a casa zia!

L’uccello del vicino.

Ieri mattina  mi suona il citofono, rispondo e dall’altra parte:

“Manuela ti prego ho perso l’uccello di mio marito, aiutami a trovarlo prima che lui ritorni a casa.”

Resto con la cornetta a mezz’aria e cerco di convincermi che forse non mi sono svegliata e che quello è un sogno.

“Manuuuu” la stessa voce mi perfora il timpano. Appendo il citofono e  mi affaccio direttamente dal balcone. Eccola lì che mi guarda e insiste: “Dai scendi, ho chiamato anche le altre, è piccolo puo’ essersi infilato ovunque! Metti i pantaloni che rischi di sbucciarti le ginocchia… scendi!”

Mi infilo un paio di jeans mentre mi chiedo se non sia il caso di cambiare Paese.

Eccole lì che ispezionano i giardini, due in ginocchio e una in piedi che guarda in su.

“Ha preso il volo?” chiedo alla legittima proprietaria dell’uccello.

“Non far la spiritosa e guarda se è venuto da te. Beh? Che fai impalata?” chiede seria.

Non resisto e le chiedo: “Come è fatto l’uccello di tuo marito?”

Dal cespuglio a confine con il mio giardino si sente Michela che scoppia a ridere e fa spuntare il dito medio tra le foglie.

“Micky ma che è stamattina? chiedo.

“Io le ho detto di non tenerlo sempre in mano!” risponde lei.

Guardo in giro, nessun uccello. Nel giardino di fronte c’è Lu tutta presa nella ricerca, cammina piegata a 90 emettendo un suono di richiamo ma, non oso immaginare per che tipo d’uccello. La legittima proprietaria è in ginocchio, l’altra vicina scuote gli alberi… non mi chiedo nemmeno perchè. Le guardo per un po’ poi chiedo divertita: “Ma tuo marito è uscito senza stamattina?”

“Si mi ha detto pensaci tu…” risponde.

“Quattro donne alla ricerca di un uccello e non lo troviamo….”

“Manuela smettilaa” ride la Silvia.

E Lu: ” Per forza lo vogliamo metter in gabbia per questo si nasconde, il bastardo!”

All’improvviso una voce maschile divertito chiede: “Che state facendo?”

Alzo lo sguardo ed eccolo lì, il proprietario dell’uccello perduto.

“Balliamo l’alligalli!” rispondo mentre noto che ha in mano una scatola con dei fori… aveva cambiato idea senza avvisare la moglie.

E noi con il culo all’aria per un ora… grrr

 

La spesa per il pranzo di Natale

Ore 8.30
Parto da casa e passo a prendere i miei. Sono lì ad aspettarmi da mezz’ora! Praticamente lo apriamo noi il Centro Commerciale.
“Ciao mamma ciao papà” … “Mamma stamattina ti sei vestita al buio?”
” No perchè?”
” Allora sei daltonica ”
Silenzio in macchina …
“Papà?”
“Che c’è?”
“Hai preso le chiavi?”
“Quali chiavi?”
“Quelle del Centro Commerciale! Lo apriamo noi stamattina ”
Silenzio in macchina …

Ore 8.45
Arrivo al centro commerciale e ricerca del posteggio, previa approvazione dei passeggeri, si scende! Papà corre a prendere il carrello buono, quello che non sbanda. Mamma pure!
Due carrelli mi sembra esagerato! “Dobbiamo fare la spesa grossa!”
Zitta Manu a Natale son tutti più buoni

Ore 9.30
Smarrito papà.

Ore 9.40
Ritrovato papà che esamina prosciutti e non disdegna quelli della tipa che ha accanto! All’ospedale me lo hanno rimesso a posto bene!!! E poi dicono della malasanità.

Ore 10.00
Smarrito di nuovo papà

Ore 10.10
Arriva con un’enorme coso in mano
“Cos’è?”
“Una rapa!!! Non la vuoi?”
“No papà!”

Ore 11.00
Smarrita mamma.

Ore 11.30
Dispersa mamma.

Ore 11.35
Ritrovata mamma a far la guardia al carrello sbagliato.

Ore 11.40
Finalmente alla cassa!
Mi guardo intorno.
La vecchina che cerca i centesimi nel portamonete come se nessuno qui ha fretta.
Un vecchino con la lista della spesa che gli pende di mano mentre lui pende dal carrello.
Un’altra vecchina con lo sguardo perso che il carrello ha deciso di guidare lui.
Sussurro tra me “Per me i figli li portano qui la mattina e li vengono a riprendere con comodo tipo asilo”
“Lo penso anch’io!” dice la signora che mi precede “girano con lo sguardo perso appesi ai carrelli e soli”
Ci sorridiamo. Guardo papà e: “Papiii ocio che il prossimo anno ti sguinzaglio anch’io qui!”
Lui: “eeeeh? Non ho capito!”

Lo guardo … ripenso a quello che è stato quest’anno che sta per finire e mentre sorrido trattengo una lacrima.
Quanto è invecchiato il mio papà in pochi mesi … ma è ancora qui ed è questo che conta di più.